
Audrey Hepburn and George Peppard in Breakfast At Tiffany’s, 1961
| — | Auguste Comte (via eternoritorno) |
Dopo Auschwitz non c’è teologia:
dai camini del Vaticano si leva fumo bianco,
segno che i cardinali hanno eletto il papa.
Dalle fornaci di Auschwitz si leva fumo nero,
segno che gli dei non hanno ancora deciso di eleggere
il popolo eletto.
Dopo Auschwitz non c’è teologia:
le cifre sugli avambracci dei prigionieri dello sterminio
sono i numeri telefonici di Dio
da cui non c’è risposta
e ora, a uno a uno, non sono più collegati.
Dopo Auschwitz c’è una nuova teologia:
gli ebrei morti nella Shoah
somigliano adesso al loro Dio
che non ha immagine corporea né corpo.
Essi non hanno immagine corporea né corpo.
| — | Yehuda Amichai (via darkpassenger) |
| — | Ogni cosa è illuminata, Jonathan Safran Foer. (via egoteque) |
Spifferi nella testa, nel cuore, nelle vene.
L’inganno ripetuto e corretto.
Leggero, il peso del corpo. Pesante, quello dell’anima. Una bilancia dichiara il fallimento dei buoni propositi.
Rileggo ciò che non è scritto qui o altrove. Ovunque.
E ovunque resta, ciò che non è scritto qui o altrove.
Ovunque.